Quando ero piccola io, il futuro era umano, sereno, pulito. Solo che le macchine volavano.
Era un futuro ingenuo, certo. Molto disegnato, molto pubblicitario, pieno di superfici lucide, città ordinate, robot educati e tecnologia al servizio delle persone. Le macchine facevano cose straordinarie, però restavano macchine: oggetti avanzati dentro un mondo ancora chiaramente umano.
Oggi il futuro è molto meno scenografico e molto più vicino. Entra nel browser, nel codice, nei documenti, nei fogli Excel, nei calendari, nelle riunioni, nei processi decisionali.
Negli ultimi giorni ho letto alcune notizie che, messe una accanto all'altra, raccontano bene dove stiamo andando.
Anthropic ha parlato della possibilità di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati nel caso in cui emergano segnali più forti di recursive self-improvement, cioè la capacità dei sistemi di contribuire in modo sempre più rilevante al miglioramento dei sistemi successivi. Nello stesso contesto si parla del fatto che Claude Code avrebbe scritto una quota molto alta del codice oggi integrato nella codebase di Anthropic.
OpenAI, intanto, dopo Operator ha portato avanti l'evoluzione degli agenti capaci di usare un computer o un browser: sistemi che possono guardare un'interfaccia, cliccare, scrivere, scorrere, compilare, passare da uno strumento all'altro e completare attività digitali sotto la guida dell'utente.
Non stiamo più parlando soltanto di AI che risponde a una domanda o genera un testo. Stiamo parlando di sistemi che iniziano a muoversi dentro gli ambienti di lavoro.
Non stiamo più parlando soltanto di AI che risponde a una domanda o genera un testo. Stiamo parlando di sistemi che iniziano a muoversi dentro gli ambienti di lavoro, gestire micro-passaggi operativi, costruire output complessi e inserirsi nei flussi professionali con un livello di autonomia crescente.
Questo non significa che l'AI sia diventata umana. Significa che il confine tra ciò che consideravamo operativo, intellettuale, tecnico e umano si sta spostando molto in fretta.
Forse è per questo che trovo interessante anche un altro dato, apparentemente laterale. Il Global AI Jobs Barometer 2026 di PwC segnala una crescita della domanda di competenze come giudizio, leadership, creatività, adattabilità, empatia e capacità di comunicazione.
Dopo anni in cui ci siamo sentiti ripetere che il futuro era soprattutto nelle competenze scientifiche e tecniche, oggi tornano al centro parole molto meno misurabili: pensiero critico, cultura, responsabilità, capacità di dare senso, capacità di scegliere.
Non lo leggo come una rivincita delle materie umanistiche sulle materie scientifiche. Lo leggo come un segnale più profondo: quando la tecnologia accelera, il valore umano non sta nel competere con la macchina sul terreno della velocità, della quantità o dell'esecuzione ripetibile. Sta nel saper formulare buone domande, interpretare il contesto, capire le conseguenze, collegare informazioni diverse, riconoscere ciò che conta e decidere con criterio.
Il problema è che tutto questo accade mentre siamo sommersi da una quantità di informazioni difficile da gestire. Ogni settimana escono nuovi modelli, nuove funzioni, nuovi agenti, nuovi report, nuovi allarmi, nuove promesse. A volte sembra impossibile anche solo tenere il passo, figurarsi capire davvero che cosa sia rilevante per il nostro lavoro, per le aziende, per le persone.
Per questo credo serva più capacità di leggere i segnali senza trasformarli subito in slogan.
L'AI continuerà a cambiare il modo in cui lavoriamo, comunichiamo, decidiamo, impariamo e organizziamo le imprese. La domanda che mi interessa non è se le macchine faranno sempre più cose. Le faranno.
La domanda vera è cosa vogliamo continuare a fare noi, con quale criterio, con quale responsabilità e con quale idea di futuro.
Perché forse il futuro non diventa meno umano quando le macchine imparano a fare più cose. Diventa meno umano quando smettiamo noi di fare la parte più difficile: capire, scegliere, dare senso.
Fonti consultate: Anthropic Institute, Semafor, The Guardian, OpenAI, PwC Global AI Jobs Barometer 2026.